PASSAGGIO GENERAZIONALE E TUTELA DEL PATRIMONIO FAMILIARE: DUE ASPETTI STRETTAMENTE CORRELATI
di Marco Cerù, Presidente della sezione ANDAF Centro Sud.
Il 26 novembre ha avuto luogo il seminario di aggiornamento organizzato da Widar International con la collaborazione di ANDAF, Across Family Advisors e Widar Eurofid. All’evento hanno partecipato on line oltre 200 persone, prevalentemente “addetti ai lavori”, ovvero notai, avvocati e commercialisti.
Particolarità di questo incontro moderato da Fabrizio Vedana, Consigliere di Amministrazione di Across Family Advisors, sono stati alcuni sondaggi tra i presenti, i cui esiti hanno suggerito delle interessanti considerazioni che i relatori e il moderatore hanno ritenuto commentare e che troverete di seguito.
Paolo Bertoli, Presidente dell’ Advisory Council ANDAF e CEO di Widar Eurofid S.p.A. (società Fiduciaria e di Revisione), nella sua relazione introduttiva ha analizzato come, nel corso della vita, momenti di discontinuità possono colpire il patrimonio e la serenità della famiglia.
In queste circostanze una pianificazione strategica puntuale, sia in tema di continuità che di protezione del patrimonio familiare, consente di trovare le soluzioni migliori per prevenire e superare le avversità, gestire i rischi, evitare la frammentazione dannosa dei beni e – non ultimo – ottimizzare l’impatto fiscale legato al passaggio generazionale ricordando che… non è mai troppo presto per programmare la protezione del proprio futuro e quello dei propri cari.
Il livello di allerta, indicatore di un livello di rischio alto, si configura in particolari circostanze quali ad esempio le situazioni che vedono dissensi all’interno della famiglia, quando il capo famiglia, imprenditore, professionista, amministratore, si trova coinvolto in dissesti, fallimenti o frodi, oppure quando sono rilasciate garanzie fidejussorie personali; non ultimo, quando troviamo all’interno della famiglia, soggetti meritevoli di tutela.
I genitori, poi, hanno una responsabilità in più. Il nostro Codice Civile ci ricorda (art. 2740) che assumere un impegno, una obbligazione, o contrarre un prestito vuole dire dover rispondere di queste obbligazioni con i propri beni presenti e futuri, e che tali obbligazioni possono ricadere anche sui nostri eredi.
Ma se da un lato il nostro Codice Civile è così severo, dall’altro offre alcuni strumenti importanti di segregazione del patrimonio che ne consentono la protezione. Occorre però muoversi con cautela: nessuna iniziativa di protezione patrimoniale sarà valida se attuata in presenza di una situazione finanziaria o tributaria già compromessa. Sul fronte del trasferimento dei beni ai nostri eredi il Codice Civile (art. 458) ci ricorda che sono vietati accordi o convenzioni con i quali si dispone della propria successione. Ma anche in questo caso è lo stesso Codice Civile che offre diverse possibili vie di uscita. Basta conoscerle!
Per le persone fisiche sono infatti molte le agevolazioni offerte dal Legislatore. Innanzitutto, la struttura dell’imposta di successione – che opera anche per le donazioni in vita – che offre franchigie importanti. Ad esempio, una donazione tra padre e figli gode di una franchigia di un milione di euro per ogni figlio, e solo sull’eccedenza si pagherà un’ imposta del 4%. Ecco che l’ Italia, rispetto ai nostri cugini europei, si trasforma incredibilmente in un paradiso fiscale. Ma anche in questo caso occorre porre attenzione: giace un Disegno di Legge che, se approvato, cambierebbe sostanzialmente il regime di tassazione.
Bertoli ha proseguito evidenziando come di particolare interesse e sensibilità da parte del Legislatore sia la Legge “Dopo di Noi”, a protezione dei soggetti meritevoli di tutela, che offre agevolazioni ed esenzione fiscale. È in queste circostanze, come quella di figli che presentano disabilità gravi, che i genitori – dopo averli accuditi con amore e fatto con immensi sacrifici ogni possibile sforzo per assicurare loro assistenza, cure e inclusione sociale – trascorrono i loro anni a tormentarsi intorno a un’unica domanda: «Dopo di noi, come faranno?».
Una prima risposta, certamente positiva, è stata data appunto dalla Legge “Dopo di Noi”, che ha reso il nostro Paese più giusto, più civile, più solidale. Una Legge attesa da circa 20 anni, che rappresenta l’ inizio di un percorso virtuoso. L’ auspicio è che sia solo un primo passo.
Parlando, invece, del passaggio generazionale dell’impresa di famiglia, il Legislatore Fiscale italiano ha introdotto norme tributarie di favore concernenti proprio tale argomento. Ma anche in questo caso occorre ben analizzare le condizioni con le quali il favore fiscale opera. Si pensi, ad esempio, ad un imprenditore, socio con altri imprenditori, che possieda alcune partecipazioni aziendali pur senza averne il controllo. In caso di sua morte i valori di queste partecipazioni determinerebbero, in capo agli eredi, materia imponibile ai fini dell’imposta di successione. Programmare, invece, una operazione di costituzione di una holding che raggruppi queste partecipazioni determinerebbe, con il trasferimento della holding agli eredi, una totale esenzione dell’imposta di successione.
Per portare a termine il passaggio generazionale con successo, e senza traumi per l’attività imprenditoriale, è necessario pianificare per tempo la successione ben consapevoli che l’insieme delle attività che occorre attuare rappresentano un vero e proprio “processo”, da affrontare per tempo e con gli strumenti adatti.
Il passaggio generazionale è un evento che si manifesta in tempi brevi ma che è, o almeno dovrebbe essere, la conclusione di un processo composto di molte attività da svolgere in un periodo che può anche durare decenni. E non riguarda solo trasferimenti di immobili, denaro, azioni o quote societarie, ma soprattutto rappresenta un trasferimento di conoscenza, di esperienze e di valori.
È un processo che inizia quando i figli sono ancora in giovane età e, se esiste una impresa di famiglia, occorre per tempo considerare l’opportunità della loro partecipazione con ruoli esecutivi all’ interno dell’ azienda. Ma occorre prepararli adeguatamente al passaggio del “testimone” e all’affidamento di ruoli di governo e direzione.
È quindi evidente come sia responsabilità dei genitori considerare il passaggio generazionale come un evento, non sempre prevedibile temporalmente e comunque inevitabile, al quale è necessario dedicare tempo ed energie con una visione a lungo termine. È inoltre lungimirante considerare che la corretta gestione del ricambio generazionale rappresenti non solo una necessità per la continuità dell’impresa di famiglia, ma anche l’opportunità di introdurre quei fattori di cambiamento necessari per affrontare un mondo che sta cambiando molto velocemente e che richiede approccio e mentalità nuovi.
Pur se nella maggioranza dei casi gli imprenditori capofamiglia si dichiarano d’ accordo sullo sviluppo futuro dell’azienda e cercano di coniugare gli obiettivi dell’impresa e quelli dei membri familiari, risulta evidente la carenza di un approccio vero e fattivo, volto a garantire un passaggio generazionale senza incidenti che assicuri la continuità della società di famiglia e la serenità.
Emerge in modo evidente il livello di contraddizione legato all’assenza di piani di successione e, in modo altrettanto chiaro, rimane spesso senza risposta la domanda: «Cosa possiamo, o meglio, dobbiamo fare oggi per essere pronti ad affrontare il domani e per proteggere i nostri figli quando saranno al timone dell’azienda?».
La sopravvivenza dell’impresa familiare, oltre ai rischi connessi a un mercato sempre più globale e competitivo in cui la rapida evoluzione dei modelli di business genera discontinuità e complessità, dipende anche e soprattutto dal modo in cui il controllo viene trasferito dal capofamiglia ai suoi eredi o ad altre famiglie.
Ecco, quindi, un decalogo di regole e punti di attenzione che sono fondamentali per realizzare un passaggio generazionale con successo:
- gestire il passaggio generazionale in una logica di processo;
- avviarlo molto prima di aver raggiunto un’età critica;
- identificare e valutare, oltre ai rischi professionali e patrimoniali, anche quelli relazionali;
- dedicare tempo e impegno, anche con aiuti esterni, perrealizzare una pianificazione accurata;
- utilizzare strumenti adeguati per la protezione del patrimonio familiare;
- mantenere un positivo dialogo all’interno della famiglia;
- separare nettamente la famiglia dall’impresa;
- costruire programmi validi di formazione degli eredi, valutandone asetticamente le attitudini e le capacità anche ricorrendo, se del caso, a percorsi esterni e a manager/tutori;
- curare con attenzione l’organizzazione dell’impresa di famiglia per lasciarla agli eredi in una condizione di governabilità e sicurezza;
- non lasciare questioni non definite tra gli eredi.
Al termine della presentazione di Paolo Bertoli sono stati effettuati alcuni sondaggi.
Nel primo è stato chiesto ai partecipanti di dare un peso al tema della protezione del patrimonio familiare. Ecco il risultato:
Gli esiti del sondaggio confermano l’incongruenza che è data da una parte dalla dichiarata importanza al tema della protezione del patrimonio (81%) e dall’altra, come ha confermato il Notaio Gianluca Festa Ferrante nel suo intervento finale, da una percentuale assai esigua di azioni concrete per attuare questa protezione.
Del tutto analoga la valutazione dell’importanza della pianificazione del passaggio generazionale.
Ben l’88% delle persone che hanno partecipato al sondaggio hanno espresso l’importanza del tema, ma anche in questo caso sono ben pochi gli italiani che, ad esempio, fanno testamento.
E non è una questione di costi, perché un testamento olografo – quello cioè redatto dal testatore di proprio pugno, datato e firmato – costa solo una minima quantità di inchiostro e un foglio bianco!
Solo il 19% dei nostri colleghi – come detto in maggior parte professionisti, amministratori e imprenditori – ha dichiarato di averlo già redatto, il 4% addirittura che non intendeva comunque pensarci e ben oltre il 50% che affronterà questo tema nel futuro.
Per una migliore lettura è da notare che il nostro uditorio era non solo esperto, ma in massima parte senior!
Nel successivo intervento, Sabrina Numa, Amministratore Delegato di Argos Trustees, ha approfondito il tema della pianificazione segnalando come, un po’ come accade nelle imprese, anche la famiglia dovrebbe svolgere risk assessment, perché conoscere l’esistenza di un rischio è la prima condizione per potersi proteggere.
La valutazione dei rischi deve interessare i rischi professionali, i rischi patrimoniali, ma non ultimi i rischi relazionali interni alla famiglia, ricordando che i contenziosi, complice un sistema giustizia particolarmente deficitario, durano nella migliore delle ipotesi decine di anni.
Il 4° sondaggio proposto durante il Webinar ha riguardato invece il grado di conoscenza degli strumenti giuridici utili all’attuazione di soluzioni di protezione del patrimonio familiare.
In questo caso ben il 34% ha comunicato di non conoscerli sufficientemente. È certo che, se tale sondaggio fosse stato proposto non a soggetti esperti ma a un campione rappresentativo delle famiglie italiane, questo valore sarebbe stato estremamente più alto.
Interviene quindi Valerio Sassaroli, Responsabile del front office di Widar Eurofid, società fiduciaria, che ha dapprima dato un cenno storico sull’origine del mandato fiduciario e che poi ha evidenziato come questo istituto abbia radici lontane che trovano fondamento nel Diritto Romano nelle sue declinazioni di fiducia cum amico et fiducia cum creditore, utilizzata per tutelare processualmente il deposito, il comodato e il pegno.
Nel suo intervento Sassaroli ha dato risalto alla Legge Istitutiva delle società fiduciarie, che risale al lontano 1939 e che ne ha legittimato l’operatività legata all’amministrazione, sotto forma di impresa, dei beni per conto di terzi. Questa Legge introduceva, di fatto, la separazione della proprietà sostanziale (rimanente in capo al fiduciante) dall’intestazione formale (trasferita in capo alla Fiduciaria), avvicinandosi al concetto di fiducia germanistica.
È stato quindi rimarcato come il mandato fiduciario, pur non essendo un contratto tipico, osserva i principi del mandato senza rappresentanza e assicura ai “fiducianti” ampie garanzie, nel rispetto appunto della parola “fiducia”.
Nel corso della presentazione è stato possibile cogliere la grande fruibilità e flessibilità del mandato fiduciario, e le possibilità che esso offre di intestazione dei più vari strumenti finanziari. Si è dato ampio risalto ai possibili utilizzi e alle soluzioni che questo strumento giuridico può fornire, soprattutto nel campo del passaggio generazionale, e a quanto sia adattabile a svariate situazioni, ideale per ottimizzare l’ amministrazione degli investimenti patrimoniali, proteggere il patrimonio familiare, mantenere il controllo dei beni e degli asset, pianificare il passaggio generazionale e garantire la riservatezza verso i terzi.
È stato evidenziato come, conferendo un mandato fiduciario inter vivos, sia possibile una pianificazione del passaggio generazionale che preveda, ad esempio: la ricognizione e il consolidamento degli attivi; la previsione di utilizzo di altri strumenti quali il Trust, l’amministrazione e la ripartizione in vita degli attivi da destinare agli eredi, la possibilità di realizzare contratti di affidamento fiduciario per l’amministrazione di fondi speciali; la possibilità di evitare problematiche successorie legate alla presenza di un minore e, non ultimo, il possibile ruolo di una società fiduciaria come “guardiano” del patrimonio di famiglia.
Il successivo intervento dell’Avv. Igor Valas, dal titolo “Patti di Famiglia e Trust per il passaggio generazionale” ha affrontato l’argomento iniziando a esaminare innanzitutto il Patto di Famiglia, come introdotto agli artt. 768 bis e ss dal- la L. 55/2006, nei suoi aspetti strutturali e soprattutto negli effetti giuridici.
Il relatore ha potuto evidenziare come questo strumento non abbia riscontrato nei numeri un particolare favore degli imprenditori. Pur a fronte dei certi vantaggi, quali il non assoggettamento a collazione e riduzione, la cristallizzazione degli aspetti economici e ampie possibilità di composizione dei rapporti familiari; di non minor conto sono le numerose situazioni in cui diviene impraticabile, per svariati motivi pratici, non da ultimi i risvolti fiscali per le attribuzioni a e tra i non assegnatari.
È stato dunque analizzato come il Trust sia uno strumento certamente più versatile per ottenere analoghi risultati nella maggior parte dei casi in cui il Patto di Famiglia sia impraticabile, con piena capacità – laddove adeguatamente strutturato – anche di una corretta e coerente gestione delle possibili situazioni di conflitto.
Da ultimo, è stato evidenziato come anche quando vi siano le condizioni per la definizione di un Patto di Famiglia, un Trust, quale mezzo di esecuzione dello stesso, garantisca ulteriori vantaggi che il Patto solo non è in grado di raggiungere.
Il Trust si rivela quindi con poche alternative, ideale per garantire l’integrità e la rilevanza dell’ azienda durante la fase di passaggio generazionale e per segregare in modo robusto il patrimonio familiare.
Il 5° sondaggio ha consentito di apprezzare il grado di conoscenza del Trust e delle possibilità offerte da questo strumento mutuato dalla cultura anglosassone, che vede in particolare negli ultimi anni una importante crescita del suo utilizzo nel nostro Paese.
Sono state formulate queste domande (sondaggio con risposta multipla):
Nell’ultimo intervento del seminario, il Notaio Gianluca Festa Ferrante ha dimostrato, nei numeri e con l’esperienza pratica, che il tema del passaggio generazionale è di certo ampiamente discusso ma concretamente poco attuato. Difatti, ha sottolineato come in oltre 12 anni di notariato, su quasi 8.000 atti a raccolta ha ricevuto solo 73 testamenti pubblici e nessuno di essi comprendeva attività economiche.
In questo periodo lo studio ha ricevuto in deposito 56 testamenti olografi e ha registrato 110 donazioni.
Perché solo un numero così esiguo di italiani utilizza uno strumento che offre moltissime soluzioni e che è in grado di rispondere a molte esigenze?
Uno dei motivi è probabilmente riferibile al nostro sistema normativo, che prevede una forte tutela dei legittimari e che per questo pone certamente vincoli alla libera destinazione dei propri beni. Ma allora perché, si chiede Festa Ferrante, nella sua esperienza notarile non ha avuto nessuna richiesta di organizzare un Patto di Famiglia, strumento che consente di superare il vincolo del divieto di patti successori e che permette all’imprenditore di selezionare tra i discendenti quello o quelli più idonei, o maggiormente interessati alla continuazione dell’attività di impresa?
Perché, quindi, non adottare uno strumento che sulla carta potrebbe soccorrere, almeno in parte, ai vincoli della libertà testamentaria e che gode anche di importanti benefici fiscali quale l’esenzione di tassazione del trasferimento dell’impresa di famiglia?
La prima risposta è molto probabilmente, secondo il nostro Notaio, da ascrivere a un gap culturale. Gli strumenti tipici analizzati in questo seminario sono conosciuti e utilizzati da famiglie particolarmente benestanti e persone di standing economico elevato.
Viene inoltre illustrato ai presenti l’utilizzo del Trust in una modalità particolare: il c.d. Trust testamentario. Si tratta, a tutti gli effetti di un Trust ordinario, sia sotto il profilo civilistico che fiscale. Rimangono validi, quindi, tutti i vantaggi tipici dell’istituto del Trust, quali la segregazione patrimoniale, l’asset protection, l’unitarietà del patrimonio, la gestione professionale e la governance degli asset. A questi si aggiunge il vantaggio che i beni restano nella disponibilità del disponente fino al momento della sua morte. Rispetto a un Trust ordinario le differenze risiedono infatti nella modalità di apporto dei beni, che avviene solo in caso di decesso del disponente, ed eventualmente di costituzione che può avvenire per testamento.
Altro interessante strumento trattato in conclusione dal Notaio Ferrante riguarda il criterio della proporzionalità tra partecipazione sociale e conferimento, regola base per le società di capitali, che in alcuni casi può essere derogato offrendo una vantaggiosa soluzione ad alcune esigenze della negoziazione societaria.
La vigente normativa consente, infatti, che un socio possa conferire in misura meno che proporzionale rispetto alla partecipazione ricevuta, a condizione che la restante parte di conferimento gravi su un altro socio.
Questo strumento, in particolare quando nell’impresa sono presenti immobili, può essere particolarmente utile nella pianificazione del passaggio generazionale, anche considerando che eventuali conferimenti di aziende che detengono immobili godono di una tassazione di particolare favore.
In ultimo, il Notaio Festa Ferrante chiude la sua interessante esposizione con l’auspicio che il Legislatore Fiscale possa integrare l’attuale assetto normativo con previsioni più favorevoli che renderebbero il tema della pianificazione del passaggio generazionale, con una adeguata diffusione, alla portata anche di quei soggetti che per un gap culturale oggi non ne possono beneficiare.
L’ultimo sondaggio offerto riguarda i soggetti che vengono interpellati dalle famiglie per esaminare tematiche relative a donazioni ed eredità. Le risposte del sondaggio (a risposta multipla) premiano con il 66%
i notai, quindi con il 41% i family office e le entità specializzate (Trust Company fiduciarie etc.) e, infine, con il 38% i commercialisti.
Articolo pubblicato sulla rivista ANDAF Magazine di gennaio 2021