di Paolo Bertoli
La macchina organizzativa del XLI Congresso Nazionale ANDAF, che si terrà a Milano dal 25 al 27 ottobre 2018, è ormai avviata.
I temi che saranno trattati nell’evento congressuale il cui titolo è “Costruiamo oggi il successo di domani. EXpect the UneXpected” consentiranno ai partecipanti di condividere una “guida” verso il futuro.
L’ obiettivo dell’ evento è quello di consentire, anche con l’aiuto di esperti, una riflessione sugli scenari che si delineano all’orizzonte e quindi individuare quali cambiamenti dobbiamo mettere in atto per accogliere e indirizzare il futuro delle nostre imprese e di noi stessi in un momento così complesso.
In particolare, nelle giornate di venerdì 26 e sabato 27 ottobre saranno trattati i due principali temi congressuali: “le imprese e il futuro” e “le persone e il futuro”.
Non v’è dubbio che grandi cambiamenti esterni imporranno alle imprese una continua riprogettazione organizzativa, finalizzata a creare strutture adattabili, flessibili e innovative.
Per affrontare il futuro, infatti, la ricerca di semplice efficienza non sarà più sufficiente. Le organizzazioni di successo dovranno essere veloci, agili e adattabili per sopravvivere nella dura competizione del business globale. Questa evoluzione porta con sé importanti interrogativi sul futuro dell’uomo. «Il profitto da solo non basta e deve essere ricercato un fine più alto, collettivo» dice Brunello Cucinelli, uno dei relatori che parteciperà al congresso, perché «a fianco del bene economico si pone il bene dell’uomo, e il primo è nullo se privo del secondo».
Molte aziende leader stanno progettando e realizzando modelli più umanistici, flessibili, incentrati sui team e su sistemi che incoraggiano gli individui a incontrarsi, a condividere valori, a gestire informazioni in modo trasparente. Porre a fianco del bene economico il bene dell’uomo è la strada maestra per l’impresa vincente del futuro. Quindi la questione da affrontare è comprendere come l’evoluzione delle imprese, in particolare per effetto delle nuove tecnologie, incideranno sull’uomo, sui suoi valori e sulla sua professione.
Probabilmente continueranno a esistere le professioni che coinvolgono la creatività (artisti, ricercatori, analisti di strategie, esperti di comunicazione), così come le persone che gestiscono relazioni complesse (infermieri, ad esempio, o ruoli aziendali che richiedono di costruire relazioni strette con i clienti, con i fornitori e con gli altri stakeholder).
A fronte dei lavori che resteranno, quali saranno quelli che spariranno per sempre?
A stilare la “lista nera” è CareerCast, che ha realizzato uno studio basandosi sui dati raccolti dal Bureau of Labor Statistics. La ricerca non lascia spazio ai dubbi: fra pochi anni, con lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’avvento dell’era digitale, molti lavori e professioni “tradizionali” scompariranno.
Qualche esempio: esperti delle dichiarazioni dei redditi, attività che potrà essere svolta da computer grazie a software altamente sofisticati in grado di incrociare dati e rispettare le regole fiscali; tipografi, che nell’era del web non stamperanno quasi più nulla; operai, agricoltori e impiegati amministrativi addetti al controllo come ad esempio i magazzinieri, il cui lavoro sarà sostituito da robot; agenti di viaggio, sostituiti da siti web specializzati; postini, che non avranno più posta fisica da consegnare. Questi e altri impieghi, secondo le analisi di mercato, tenderanno a dissolversi già tra pochi anni. Ma se la tecnologia sarà la causa di queste perdite la stessa tecnologia farà nascere nuove professioni. Ad esempio i “machine learning engineer”, ovvero coloro che progetteranno le macchine in grado di apprendere, come le automobili dotate di guida automatica; i “data scientist”, e cioè coloro che saranno in grado di elaborare i big data, ovvero i dati massivi raccolti ad esempio tramite il web e che potranno essere utilizzati dalle aziende per le analisi di mercato; i “digital architect”, che nell’ambito della realtà aumentata rappresenteranno l’ evoluzione dell’odierno architetto, il quale disegnerà edifici virtuali; i tecnici di stampanti 3D, che da un disegno costruiranno automaticamente oggetti anche complessi; gli “energy manager”, i piloti che controllano e guidano droni; e molti altri ancora.
Come sempre, l’adattamento continuerà ad essere la chiave per la sopravvivenza e il successo.
Si apre quindi un tema caro agli psicologi del lavoro, ovvero come vincere la resistenza al cambiamento che per gran parte di noi è un potenziale rischio per il nostro futuro.
Restare ancorati ai modelli esistenti, anche se giustificato dalla complessità che richiede il cambiamento, rappresenta comunque una forma di difesa rispetto al nuovo. In effetti anche “non decidere” vuol dire in realtà “decidere” e così assumere l’elevatissimo rischio di “raggiungere il proprio livello di incompetenza”, tracciato dallo psicologo canadese Laurence J. Peter. Progettare l’organizzazione del futuro e decidere di lasciare la strada vecchia per la nuova è una importante sfida.
L’evoluzione tecnologica e la rapidità con cui essa interviene nella nostra vita, tuttavia, non lascia scampo: dobbiamo affrontare il nuovo con un processo continuo, dinamico, e in un certo senso infinito.
Articolo pubblicato sulla rivista ANDAF Magazine di luglio 2018